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I PAPAVERI SON ALTI ALTI …

I PAPAVERI SON ALTI ALTI …
Storia, utilizzi e curiosità sul papavero di Sandra Ianni.

Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti. E tu sei piccolina, e tu sei piccolina…Così cantava negli anni Cinquanta la nota cantante Nilla Pizzi. In realtà non sempre i papaveri sono alti, anzi non superano i settanta centimetri ma sicuramente costituiscono una pianta dalle molteplici varietà. Probabilmente la canzone della Pizzi alludeva agli “alti papaveri”, locuzione usata per indicare personaggi importanti. Tale uso sembra derivare da un episodio del quale fu protagonista Tarquinio il Superbo, uno dei re di Roma, che per indicare al figlio Sesto il modo più idoneo per conquistare una città, affermò che occorreva uccidere gli uomini che rappresentavano le più alte cariche, e nell’affermare ciò con la spada recise, con un solo colpo, i fiori dei papaveri più alti presenti nel campo dove stavano conversando.

VARIETÀ

Ben dodici le varietà spontane
presenti in Italia, tra le più comuni il Papavero dei campi (Papaver rhoeas), detto anche Papavero comune o Rosolaccio, una pianta delle Papaveracee considerata infestante nei campi di cereali. Il nome popolare rosolaccio, infatti, sta a significare proprio “rosa dei campi”. I papaveri fino a pochi decenni fa erano comunissimi anche in aree ruderali, ai margini delle strade e sulle macerie. Oggi il papavero è meno comune rispetto al passato per via del massiccio utilizzo di erbicidi in agricoltura. Esiste anche un Papavero alpino (Papaver rhaeticum) presente ad altitudini tra i 1800 e i 3.000 metri, sulle Alpi orientali. Fiorisce tra luglio e agosto. Un’altra specie particolare è il Papavero setoloso (Papaver somniferum subsp. setigerum), che si trova sui terreni da pascolo, sui muri e nei campi coltivati. Comune sulle coste occidentali dalla Liguria alla Calabria, Sicilia, Sardegna e Corsica. Fiorisce tra maggio e giugno.

Tra le principali specie figura il Papavero da oppio (Papaver somniferum), coltivato come pianta medicinale, per i semi aromatici e come specie ornamentale. Una pianta considerata sub-spontanea in tutta Italia fino a 1500 metri sul livello del mare. Fiorisce tra maggio e agosto, dai semi di papavero da oppio si ricavano i semi che spesso troviamo in molte ricette di dolci e panini. Una specie molto coltivata nel nostro paese ma eradicata partire dagli anni Settanta. Al riguardo mi fa piacere sottolineare che il papavero da oppio nel recente passato era considerato una specie originaria del Mediterraneo orientale mentre i ritrovamenti, degli ultimi decenni, nell’area archeologica preistorica della Marmotta, situata sul lago di Bracciano (RM), attestano che nell’insediamento, risalente all’ 8.000 a.C., il ritrovamento di residui di piante, di semi e capsule, costituenti i primi indizi dell’addomesticamento del Papaver setigerum e la conseguente nascita del Papaver somniferum, che era presumibilmente raccolto e/o coltivato a scopi alimentari, medicinali e forse anche cultuali. Sembra inoltre che i Sumeri, cinquemila anni fa, ne conoscessero l’azione narcotica, sicuramente Paracelso, medico e alchimista del XVI secolo, lo usava in forma di tintura di oppio denominato Laudano, preparato farmaceutico in uso fino al secolo scorso.

DIVINITA’ E PAPAVERI

La divinità che appare più frequentemente associata alle capsule di papavero è Demetra, la Cerere dei Romani, la figlia di Crono e Rea, colei che regalò al genere umano il grano e la conoscenza delle tecniche agricole, simboleggiando l’addomesticamento dei cereali e il passaggio dell’uomo da raccoglitore a coltivatore. Demetra viene rappresentata con spighe di grano e capsule di papavero. Un’antica leggenda greca narra che i papaveri siano nati dopo il rapimento di Persefone, figlia di Demetra e di Zeus. La fanciulla fu trascinata nel regno degli inferi da Ade, dio delle ombre e dei morti, che desiderava sposarla. Demetra in preda al dolore la cercò in ogni dove abbandonando la terra al suo destino. Molto presto ogni cosa avvizzì e Zeus, preoccupato per la sorte degli uomini, promise a Demetra che avrebbe fatto il possibile per ripotare indietro sua figlia. Zeus riuscì a raggiungere un accordo con Ade: Persefone sarebbe rimasta negli inferi per tanti mesi quanti erano i semi di melograno che aveva mangiato e avrebbe trascorso il resto dell’anno con sua madre Demetra. Quando Persefone tornò sulla terra i prati cominciarono a ricoprirsi di erba e fiori e tra le spighe di grano sbocciarono dei papaveri di colore rosso scarlatto che dovevano ricordarle la passione che Ade nutriva nei suoi confronti.

CURIOSITA’

Il nome papavero sembra derivi dal latino pappa o papa, per la consuetudine di unire i semi di papavero al cibo dei bambini allo scopo di facilitarne il sonno; la somministrazione dell’infuso, o di una minestrina, o talvolta di fazzoletto con annodato all’interno il latice del papavero, prendeva il nome di “papagna”, termine usato ancor oggi usato per indicare lo stato di sonnolenza indotto da un sonoro ceffone che poteva causare una momentanea perdita di coscienza.
Nel mondo anglosassone, sono tradizionalmente dedicati alla memoria delle vittime sui campi di battaglia della prima e della seconda guerra mondiale. Ad esempio, in Gran Bretagna, nel Remembrance Day, tutti portano un papavero rosso all’occhiello. Ma già in precedenza, si narra che Gengis Khan, l’imperatore e condottiero mongolo, portasse sempre con sé dei semi di papavero che spargeva sui campi di battaglia dopo le sue vittorie, in ricordo e rispetto di coloro che vi erano caduti con onore.

GASTRONOMIA
Tutti hanno almeno una volta nella vita hanno apprezzato la bellezza dei papaveri ma forse non tutti li hanno mangiati. Il papavero può essere utilizzato in cucina, i teneri germogli della pianta raccolti all’inizio della primavera, sono squisiti in insalata, conditi semplicemente con olio, sale e limone. Il papavero è eccellente nelle misticanze insieme ad altre erbe di campo spontanee, come ad esempio il crespigno, la cicoria e il tarassaco. Le foglie delle rosette basali, quando non sono più tenere, si usano cotte e condite come gli spinaci. Con le foglie di papavero si possono realizzare ripieni di tortelli e ravioli, risotti, saltati in padella con olio e peperoncino, zuppe, minestre, frittelle, sformati, tortini, ecc. ecc. I petali freschi vengono usati per colorare sciroppi e bevande ed i semi per insaporire pane e dolci.

RICETTA: BISCOTTI SALATI AI SEMI DI PAPAVERO
Ingredienti: 200 g di farina, 80 g di burro, un tuorlo, 50 g di parmigiano, 2 cucchiai di semi papavero, mezzo bicchiere di acqua e sale.
Preparazione: per la pasta frolla salata, mescolare la farina con il parmigiano e creare la classica fontana al cui interno aggiungere il burro morbido, tagliato a dadini, il tuorlo, un pizzico di sale e i semi di papavero. Lavorare velocemente, se l’impasto dovesse risultare troppo farinoso, aggiungere un po’ di acqua fredda. Formare una palla con l’impasto, ricoprirlo con della pellicola per alimenti e trasferirlo in frigo per almeno 30 minuti. Stendere l’impasto su una superficie infarinata e dare una forma tonda ai vostri biscotti. Posizionarli su una teglia rivestita di carta da forno e infornare per circa 10 minuti in forno caldo a 200°C.

PAPAVERI NELL’ARTE:

Kano Shigenobu, Spighe di grano e papaveri (XVII secolo)
Claude Monet I Papaveri 1873
Vincent Van Gogh Campo di Papaveri 1890
Georgia O’Keeffe Papaveri orientali 1927
Piero Gilardi, Papaveri 1986
Food and Wine Web Magazine

ORGANO UFFICIALE DI
EPULAE ACCADEMIA ENOGASTRONOMICA INTERNAZIONALE

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